82a Adunata Nazionale degli Alpini
« ...soltanto il Corpo d'armata alpino deve ritenersi imbattuto sul suolo di Russia » (Radio Mosca)
di pirant 
Cose che sembravano ovvie fino a ieri oggi rischiano di essere incomprensibili. Il 10 maggio prossimo, a Latina, 82a Adunata degli Alpini: cerchiamo di capire chi siano e perché a Latina.  
L’Italia è una penisola con la testa nelle montagne e i piedi nel mare: due realtà che hanno una cosa in comune, né col mare e tanto meno con la montagna si scherza, sono due cose serie, da non prendere sotto gamba, ne va della pelle.  
Chi sono  
Gli Alpini sono una specialità dell'Arma di Fanteria dell'Esercito Italiano. Le origini degli Alpini sono molto antiche: soldati forti e dal carattere coriaceo erano i componenti delle Legioni Alpine nell'Antica Roma, i Cimbri dell'Altopiano dei Sette Comuni(Asiago), delle valli del Trentino, del Cadore e del Friuli. Queste ed altre formazioni sono considerate i precursori degli odierni Alpini.  
La nascita del Corpo avviene però a processo avvenuto dell’unità nazionale; il Regno d'Italia affronta il problema della protezione dei propri confini terrestri, coincidenti quasi interamente con l'arco alpino. Il capitano Giuseppe Perrucchetti propose di affidare la difesa dei valichi di montagna a soldati reclutati sul luogo che, oltre alla familiarità dello stile di vita, avevano una perfetta conoscenza della zona d'impiego. La proposta fu accolta e con Regio Decreto n. 1056 del 15 ottobre 1872 furono create le prime 15 Compagnie Alpine, ciascuna di uomini provenienti dalla stessa vallata. Il reclutamento locale forniva uomini già abituati alla vita in montagna e costituiva un forte elemento di coesione e spirito di corpo. Alle prime Compagnie se ne aggiunsero altre portando quasi subito alla creazione di Reparti Alpini ben strutturati. Durante la Grande Guerra del 1915-18, le Truppe Alpine raggiunsero il loro massimo sviluppo raggiungendo la forza di 88 Battaglioni, supportati da ben 67 Gruppi di Artiglieria da Montagna.  
Nella seconda Guerra Mondiale gli Alpini furono impegnati inizialmente sul Fronte Alpino Occidentale e quindi spostati sul Fronte Greco-Albanese. Nel 1942 fu composto un Corpo d'Armata Alpino (CSIR), composto dalle Divisione "Cuneense", "Tridentina" e "Julia" e inviato sul Fronte Russo. Dopo aver partecipato alla difesa del Don, il Corpo d'Armata Alpino, circondato dall'Armata Rossa, fu costretto a ripiegare con una lunghissima marcia tra le gelide pianure russe ed aprirsi la strada con epici combattimenti che raggiunsero il culmine nella Battaglia di Nikolaevka (Giulio Tedeschi, Centomila gavette di ghiaccio)
Nel dopoguerra, con l’avvento della Repubblica e l'adesione dell'Italia alla NATO fu iniziata la ricostituzione dell'Esercito.  
Le Truppe Alpine furono articolate in cinque Brigate:  
• "Taurinense", di stanza in Piemonte con il comando a Torino. Il bacino di reclutamento in Piemonte, Valle d'Aosta, Piacentino e nelle zone appenniniche della Liguria e della Toscana;  
 
• "Orobica", di stanza nell'Alto Adige occidentale, con il comando a Merano: bacino di reclutamento in Lombardia;  
• "Tridentina", di stanza in Alto Adige orientale, con il comando a Bressanone: bacino di reclutamento in Alto Adige, in Trentino e nella provincia di Verona;  
• "Cadore", di stanza in Veneto con il comando a Belluno: bacino di reclutamento nelle province di Belluno e di Vicenza e nelle zone appenniniche dell'Emilia-Romagna;  
• "Julia", di stanza in Friuli con il comando a Udine ed i reparti in Carnia e un battaglione, "L'Aquila", distaccato in Abruzzo: bacino di reclutamento nella provincia di Treviso, in Friuli-Venezia Giulia, in Abruzzo e nel Sannio.  
Nel 1948 viene ricostituita la Scuola Militare Alpina di Aosta. Negli anni '50 nacquero gli Alpini Paracadutisti, specialità nella specialità, ancora oggi l'élite delle truppe alpine. Dalle Truppe Alpine era inoltre tratto il Contingente "Cuneense", che costituiva la componente italiana assegnata alla AMF (Forza Mobile Alleata) della NATO.  
Nei primi anni '90, con il venire meno della minaccia sovietica, venne avviato il processo di ristrutturazione dell'Esercito, che comportò per le Truppe Alpine la soppressione di gloriosi reparti, tra i quali le Brigate "Orobica" e "Cadore” e "Tridentina".  
Le Bandiere di Guerra di tutti i Reparti sciolti sono conservate a Roma nel Sacrario delle Bandiere al Vittoriano.  
A partire dagli anni '90 inizia l'impegno delle Truppe Alpine nelle missioni internazionali:  
Mozambico, Albania, Bosnia, Kosovo, Afghanistan e Libano sono i principali teatri che hanno visto operare le Penne Nere. Se da un lato ciò ha permesso di apprezzare gli Alpini a livello internazionale, dall'altro ha comportato la riduzione dell'addestramento prettamente alpino. 
Il 7 settembre 1993 presso la caserma D'Angelo di Belluno, vennero venduti all'asta per ordine del Ministero della Difesa, gli ultimi 24 muli in forza agli alpini.  
Un ulteriore cambiamento delle Truppe Alpine si è avuto con l'abolizione della leva obbligatoria, avvenuta nel 2005, che ha determinato la fine del reclutamento regionale, storico elemento di coesione delle Penne Nere. 
I simboli 
Il Cappello 
Il cappello è il simbolo tipico dell’alpino, con la sua foggia particolare e la piuma. Indossarlo è un diritto ed un onore. 
La penna  
Lunga circa 25-30 cm, è portata sul lato sinistro del cappello, leggermente inclinata all'indietro. È di corvo, nera, per la truppa. Di aquila, marrone, per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori. Di oca, bianca, per gli ufficiali superiori e generali. 
 
Motto degli alpini  
Di qui non si passa. Questo è il motto tradizionale degli Alpini. La sua creazione è dovuta al generale Luigi Pelloux che nel 1888, ad una cena di ufficiali alpini a Roma, disse: « Il motto dei miei Alpini per me si riduce in queste poche parole: “Di qui non si passa”. » Questo motto fu largamente utilizzato, soprattutto durante la prima guerra mondiale, nei combattimenti in alta montagna, e poi durante la difesa lungo le rive del Piave.  
Il mulo  
Il mulo è il migliore amico dell'alpino. Il mulo , un incrocio tra un asino e una cavalla, è diventato durante la prima guerra mondiale un binomio perfetto con l'alpino, durante la quale l'animale era utilizzato come unico mezzo per il trasporto di mitragliatrici, obici e materiale vario. Assieme agli alpini, i muli patirono la fame e il freddo durante la grande guerra. Durante la guerra furono contati 520.000 muli, nati per la maggior parte nell'Italia del sud.  
L'esercito aveva tre tipologie di muli:
• il mulo da soma, usato dalla fanteria, di media statura, con il dorso breve e largo, gli arti robusti;  
• il mulo per gli alpini, simile al tipo precedente, ma con una maggiore solidità scheletrica;  
• il mulo da tiro è il mulo per le carrette da battaglione. Le salmerie portavano ai reparti avanzati, e in cima alle postazioni, con qualsiasi condizione meteorologica, viveri, munizioni e la posta.  
Il mulo fu usato dagli alpini dal 1872 e fino al 1991. Successivamente fu sostituito dal motocarrello MTC 80. 
Inno degli Alpini  
L'Inno degli Alpini, ovvero il Trentatrè - Valore Alpino è un inno, che deriva da un inno francese: Les Fiers Alpins, testo scritto da D'Estel, con la musica di Travè. 
Ma per tutti la spiegazione di 33 sta nel numero di passi al minuto che si fanno marciando normalmente, contando il passo fatto sempre con il sinistro e sul quale deve sempre essere dato qualsiasi ordine di marcia. Il passo dell’Alpino è più lento e maestoso, adeguato a quello da tenere in montagna. 
A.N.A. 
L’Associazione Nazionale Alpini è il punto di riferimento degli Alpini in congedo. La sede nazionale è a Milano. L’associazione pilota innumerevoli attività, non ultima quella vi supporto volontario alla Protezione Civile: l’A.N.A è presente dal primo giorno in Abruzzo, che era da sempre circoscrizione alpina. 
Da ultimo, perché a Latina?  
La risposta è semplice e sta nel nome dei suoi borghi di fondazione che ricordano le origini degli abitanti: Borgo Bainsizza, Carso, Grappa, Isonzo, Montello, Piave, Podgora e Sabotino.