ECONOMIA E LIBERTÀ  LA FRANCOFONIA: PARLARE IL FRANCESE OGGI  
di Federico Panetti di Denise Della Rossa
Il mercato globale impone oggi alle imprese soluzioni organizzative del tutto nuove ai problemi di produzione, approvvigionamento, localizzazione produttiva , distribuzione e vendita. Le strategie globali e le gestioni locali impattano i sistemi logistici in modo nuovo. Il trend per il nuovo millennio registrerà e registra già che dai mercati nazionali si passa a mercati liberi e globali. Dalle aziende internazionali si passa alle aziende globali. Dalla economia del servizio alla economia dell’esperienza. Dalla competizione alla cooperazione. Dall’era industriale all’era dell’informazione. 
Ci adatteremo a prodotti e servizi “ virtuali”. Cioè a prodotti e servizi che non esistono fisicamente fino a quando non si incontrano con bisogni espressi dai clienti . I prodotti e servizi virtuali sono una entità potenziale capace di materializzarsi in infinite modalità e combinazioni ,in funzione delle specifiche richieste del cliente. Avremo automobili fatte su misura. Esse saranno ottenibili in tre giorni. L’acquirente potrà intervenire anche sul suo disegno. 
Nella competitività totale vinceranno le aziende che si faranno preferire, perché si faranno attraversare meglio dai processi di settore. Sapranno creare valore aggiunto utile per tutte le catene del valore. Sapranno partecipare al miglioramento dei processi internazionali . Sapranno essere proattive verso l’intero sistema. Cioè vinceranno quelle aziende che sapranno diventare nodi di riferimento del nuovo sistema a rete. 
E la libertà ? Già la libertà. In uno stato a democrazia classica, con sistema capitalistico finemente compiuto, sul libero mercato troveremo , già , un nuovo bene: “ la libertà“. Di essa ne potremo possedere tanta quanta ne sapremo mantenere, custodire. 

LEGALITÀ: FONDAMENTO DELLA VITA SOCIALE  
Le parole del Convegno del 18 aprile 2009 raccolte da Federico Panetti  
Presso il Centro Pastorale Diocesano, Piazza Paolo VI in Latina , si è tenuto un Convegno di notevole interesse: 
LEGALITÀ: FONDAMENTO DELLA VITA SOCIALE  
Quale responsabilità per la costruzione del bene comune  
Presenti 
Mons. Giuseppe Petrocchi  
Vescovo di Latina – Terracina - Priverno.  
Francesco Paolo Casavola  
Presidente dell’Enciclopedia Italiana  
già Presidente Corte Costituzionale.  
Bruno Frattasi  
Prefetto di Latina. 
Federico Panetti ha raccolto i due interventi, quello del prof Casavola e del Prefetto Frattasi, che sono integralmente proposti per i nostri lettori 
 
Africani, Svizzeri, Belgi, Tunisini, Francesi...questi "cittadini del mondo" sono differenti tra di loro: non ascoltano la stessa musica, non leggono la stessa letteratura, i loro sistemi scolastici sono diversi, le loro abitudini di vita cambiano da paese a paese, ma essi si comprendono perfettamente, perchè parlano tutti la stessa lingua: il Francese. Li si può definire con un termine oggi molto diffuso: essi sono francofoni e, Francia a parte, vivono in paesi francofoni. Questo termine, francofonia, designa le aree geografiche, sparse nei cinque continenti, in cui la lingua e la cultura francese è più diffusa; ci riferiamo ad una geografia che porta tutto il peso della Storia, perché la maggior parte di queste aree del mondo è stata colonizzata dalla Francia. Basti pensare al fenomeno di esplorazione e colonizzazione dell'America, a partire dal 1535 con il navigatore francese Jaques Cartier. Nel XVII° secolo furono fondate sul fiume San Lorenzo le tre basi di Québec, Montréal e Trois Rivières, in cui piccoli nuclei di mercanti e cacciatori acquistavano dagli indiani pellicce di castoro. Circa 20.000 francesi restavano sparsi su un enorme territorio che andava da Québec a Nouvelle Orléans. Assai maggiore fu l'importanza attribuita dai governi francesi ai possedimenti coloniali dei Caraibi, adibiti a piantagioni di zucchero, tra cui Guadalupe, Martinica e Dominica, oltre a isole minori delle Piccole Antille. Successivamente, un'altra area di colonialismo francese fu quella della costa sudorientale dell'India (Pondichérry). Più tardi, nel 1795, la Francia ottenne la sovranità, benché teorica, su metà dell'isola spagnola di Santo Domingo, però nel 1803 dovette abbandonare ai ribelli quella che era stata la sua principale colonia. A partire dal 1830, cominciava una nuova fase del colonialismo francese, in Africa e in Asia. Partiamo dai territori del Nordafrica quali Algeria, Marocco e Tunisia (questi ultimi due protettorati francesi), per raggiungere l'Africa nera (1895-1910), l'Africa equatoriale ed occidentale. Ricordiamo anche la penetrazione dei francesi in Indocina, con la conquista di Hanoi e del Vietnam e, più tardi, nel 1893, il protettorato sul Laos e in Cambogia. Ma il periodo di massima espansione dell'impero coloniale francese fu quello successivo alla prima guerra mondiale, con il mandato su Siria e Libano. Nel periodo tra il 1953 e il 1956 la Francia dovette concedere l'indipendenza al Laos e alla Cambogia; tra il 1954 il 1956, anche il Marocco e la Tunisia ottennero la loro indipendenza, cosi come l'Algeria, grazie alla lunga guerra di liberazione algerina (1954-1962). Nel corso degli anni '50, la fine del colonialismo portò nell'Africa nera alla nascita di ben 12 stati africani al posto delle colonie, stati che sono entrati a far parte della Comunità Francese, un organismo di cooperazione economico e politico, costituito nel 1958. Restano ancora oggi colonie della Francia la Guyana francese, le isole di Martinica e Guadalupe, nelle Antille, Réunion, nell'Oceano Indiano, la Polinesia francese e la Nuova Caledonia, nell'Oceano Pacifico, considerate tutte dei Dipartimenti d'Oltre Mare (i cosiddetti D.O.M.), con diritto di voto e di partecipazione al parlamento internazionale.  
 
 
 
Sono oltre 200 milioni in tutto il mondo, oggi, le persone che condividono l'uso del Francese come lingua di comunicazione, base di un insieme linguistico eterogeneo e variegato, l'unico che possa confrontarsi con il mondo anglofono per universalità e diversificazione culturale. Secondo le stime dell'OIF (l'Organizzazione Internazionale della Francofonia, istituita nel 1970) vi sono circa 173 milioni di "francofoni reali", nel mondo, ovvero i madrelingua o il cui livello linguistico è paragonabile a quello di un madrelingua, a cui si aggiungono circa 110 milioni di "francofoni parziali", ossia persone che ne hanno una conoscenza più limitata, oltre al grosso peso che hanno, nella demografia di questa lingua, i territori dell'Africa francofona e ben 400 milioni di persone che hanno appreso o che stanno apprendendo il Francese come lingua straniera. Tra le principali iniziative, che l'OIF organizza dalla sua costituzione nel 1970, ricordiamo l'annuale "Journée de la Francophonie" (20 Marzo), evento volto a promuovere tutte quelle iniziative che spingono i paesi francofoni a diffondere nel mondo la lingua e la cultura francese. Ogni quattro anni si svolgono i cosiddetti "Jeux de la Francophonie", un evento sportivo che si propone come una sorta di olimpiadi del mondo francofono. Inoltre, ogni due anni circa ha luogo un "Sommet de la Francoponie", in cui le delegazioni dei paesi membri si riuniscono per decidere gli obiettivi e le strategie d'azione della francofonia per gli anni successivi, oltre a collaborare su problematiche comuni. Buono a sapersi...perché parlare Francese? Nell'America del Nord (Canada - Québec) vuol dire affermare un'identità culturale. Nell'Africa subsahariana, il Francese permette di accedere all'istruzione di base ed è la lingua dello sviluppo e della modernità. Nell'Europa centrale ed orientale, la conoscenza del Francese è associata all'appartenenza all'Europa unita, mentre le tre capitali Bruxelles, Luxembourg e Strasbourg sono francofone e, nell'ambito delle maggiori istituzioni dell'Unione Europea, è lingua di lavoro, una delle due lingue di lavoro anche all'ONU, una delle due lingue ufficiali del Comitato Internazionale Olimpico, la sola lingua universale dei servizi postali, la lingua principale dell'Unione Africana (che riunisce ben 27 paesi francofoni). Parlare il francese, oggi, vuol dire dunque parlare una lingua sicuramente utilizzata in taluni settori professionali, una lingua legata a dei valori, ad una cultura, a dei progetti di portata universale.