Le competenze di cittadinanza e il ruolo delle Università Popolari
 
di Lucrezia De Paola 
Nel 2005 il Consiglio Europeo rilancia la Strategia di Lisbona1 puntando principalmente su conoscenza, innovazione, capitale umano e apprendimento lungo tutto l’arco della vita (Long Life Learning o LLL o apprendimento permanente).  
Nel 2006 , in una raccomandazione del Parlamento e del Consiglio europei, vengono definite le competenze chiave per l'apprendimento permanente. Sono le seguenti:  
1) comunicazione nella madrelingua  
2) comunicazione nelle lingue straniere  
3) competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia  
4) competenza digitale  
5) imparare a imparare  
6) competenze sociali e civiche  
7) spirito di iniziativa e imprenditorialità  
8) consapevolezza ed espressione culturale  
Le competenze sono da considerare tutte egualmente importanti, poiché ciascuna di esse aiuta le persone a vivere in maniera costruttiva nella società della conoscenza. Molte competenze, inoltre, si integrano e si completano tra loro. 
La raccomandazione sollecita gli stati membri ad offrire, nei sistemi di istruzione e di formazione, a tutti i giovani i mezzi per sviluppare competenze chiave per la vita adulta e per l’accesso al lavoro; agli adulti deve, altresì, essere offerta la possibilità di sviluppare e  
 
1 Cfr. articolo mese di aprile “Gli obiettivi di Lisbona per il 2010 e il ruolo delle Università Popolari” 
aggiornare le loro competenze chiave mediante concrete possibilità di apprendimento permanente. Viene anche sollecitato un adattamento dei sistemi di Istruzione e Formazione mediante l’ incremento della loro qualità e il miglioramento della definizione e della trasparenza delle qualifiche, loro reale riconoscimento e convalida della formazione non formale e informale.  
In Italia, accanto all’ istruzione ed alla formazione pubblica (statale, con i corsi di studio delle scuole e delle università, e regionale con i corsi di formazione), formalizzata dall’acquisizione di titoli e qualifiche legalmente riconosciuti, esiste la formazione non formale. Quest’ultima viene certificata da attestati che non hanno tuttavia la forza di modificare il valore del titolo di studio. Viene attivata dalle imprese, pubbliche e private, al fine di garantire, ai lavoratori, il mantenimento di una adeguata professionalità; a questo tipo di formazione ci si riferisce quando si parla di LLL2 . Oppure si parla di E.D.A. ( Educazione degli Adulti) quando le scelte formative degli adulti non sono solo dettate dalla volontà, o dalla necessità, di arricchire il proprio curriculum ma anche da quella di imparare cose nuove per il piacere stesso di apprendere e di sperimentarsi in nuove possibilità; viene sostenuta molto dalle Università Popolari, come la UPTEL, e poi da varie associazioni culturali. Facilmente si potrà verificare come i corsi e le attività culturali proposte dalla Uptel cerchino di rispondere  
 
2 Spesso anche in quest’ultimo caso esistono precisi obblighi , e riconoscimenti, di legge ( ad esempio la formazione dei lavoratori sulle tematiche della sicurezza nei luoghi di lavoro) 
pienamente all’integrazione ed allo sviluppo delle otto competenze chiave raccomandate da Parlamento e Consiglio europei.  
Intanto in Italia, solo il 41,7% delle persone dai 18 anni in su ha partecipato, nel 2008, ad attività di formazione. La partecipazione ad attività formative ha coinvolto il 50% delle persone fino a 44 anni; la percentuale decresce fino ad arrivare al 14,3% per gli ultrasessantenni. La formazione deriva da corsi di studio, corsi di formazione e attività di autoformazione, in diverse reciproche combinazioni. Per ciò che attiene la formazione non formale, essa viene attestata al termine di corsi organizzati da : datori di lavoro, organizzazioni sindacali, scuole e università statali, Centri Territoriali Permanenti, istituti privati il cui fine non è normalmente la formazione, privati cittadini, università popolari e della terza età, strutture comunali e camere di commercio, centri regionali di formazione professionale3 .  
In tempi di tagli alla spesa pubblica destinata al sistema della formazione e dell’ istruzione, il riconoscimento istituzionale al ruolo suppletivo, oltre che integrativo, svolto da tutti i protagonisti dell’ EDA citati, non dovrebbe ulteriormente tardare a venire. Ma anche su questo l’Italia è in ritardo. E allora, lo sforzo compiuto ed il risultato conseguito da tutti coloro che partecipano ed hanno partecipato alla UPTEL, come docenti o discenti o struttura sociale ed organizzativa, merita ancor più ampia considerazione.  
 
3 ( Rapporti pubblicati dall ‘ ISTAT ( Partecipazione degli adulti ad attività formative, anno 2006, e 100 Statistiche per il Paese, anno 2008)