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È andata!  
FOLLA, FOLLE…FOLLI?: promossi!  
di Antonio Piracci  
OMAGGIO AGLI ALPINI da

“ IL SERGENTE NELLA NEVE” di MARIO RIGONI STERN
 
di Marinella Dattaro  
Seconda Pagina 
LE COMPETENZE DI CITTADINANZA E IL RUOLO DELLE UNIVERSITA' POPOLARI  
di Lucrezia De Paola 
Terza Pagina 
STRETTAMENTE PERSONALE:
70 anni attraverso i miei mezzi di locomozione
 
di pirant 
Quarta Pagina 
ECONOMIA E LIBERTÀ 
di Federico Panetti 
LEGALITÀ: FONDAMENTO DELLA VITA SOCIALE 
di Federico Panetti 
LA FRANCOFONIA: PARLARE IL FRANCESE OGGI 
di Denise Della Rossa 
SUPPLEMENTO
AN ORDINARY DAY  
di Franca Marchiaro 
SONO SOLO CANZONETTE 
Ferrè 
NON TUTTI SANNO CHE... 
curiosità a cura di Bruno Maria Bertucci 
Dal Corso di DECOUPAGE, alcune opere degli allievi 
OPENSOURCE sul territorio pontino 
Cora Craus
e Rosa Tortora
 
 

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 È andata! 

Il numero 1 ha visto la luce e sembra non sia andata male: già nelle prime 24 ore ci sono state circa 60 visite. Considerando le dimensioni della UPTEL e della non universalità di Internet tra i soci, il risultato sembra ottimo. Con questa ulteriore piccola prova all’attivo, in chiusura delle lezioni di questo Anno Accademico, è lecito abbozzare un resoconto delle attività. Sulla scia dell'anno precedente, hanno avuto inizio e sono in via di conclusione 33 corsi di vario genere tra le sedi di Latina, Sabaudia con l'aggiunta anche di Pontinia. Tra questi vanno rimarcati quelli assenti nella programmazione dell'anno precedente che hanno avuto il primo inizio: 
per i corsi di lingua, per la prima volta in assoluto, è stato realizzato un corso di lingua Araba,
per il DAMS, è tornato il corso di Decoupage,
per il Dipartimento di Archeologia e Storia: il corso di Storia dell'Arte "Dietro l'immagine" ha avuto con successo il suo primo svolgimento,
per il nuovo Dipartimento dedicato all'Area Professionale, hanno inaugurato i corsi l’Inglese commerciale e quelli di Tecniche di Comunicazione e Contabilità industriale.
Da ultimo non va dimenticato il corso di Astronomia fatto in collaborazione con l'Associazione Pontina di Astronomia-APA.
FOLLA, FOLLE…FOLLI?: promossi! 
Terza performance della Compagnia Teatrale della UPTEL, ANIMEdiCARTA, ben condotta da Maurizio Tartaglione. Dopo un esordio piuttosto duro nei contenuti, la compagnia è approdata, con successo, al genere, più che comico, garbatamente satirico. Usando un linguaggio cinematografico, la definiremmo una produzione a basso costo di uno spettacolo ad episodi. Il genere che ha fatto la fortuna della commedia all’italiana. Soltanto che qui siamo in teatro è non è facile realizzare cambiamenti di scena, soprattutto avendo a disposizione mezzi tecnici piuttosto limitati. A questo si è aggiunta anche la difficoltà di armonizzare brani di contenuti e stile diversi e la necessità di superare la carenza di presenze maschili : una bella prova! 
Tutto sommato le difficoltà sono state superate facilmente con una regia attenta e puntuale. Anche la scelta dei testi è stata vincente e ha messo in evidenza una aderenza alla contemporaneità tipica della direzione artistica. Affari, imprenditorialità, politica, tutti elementi garbatamente sottolineati con eloquio caustico e veloce. Particolare risalto alla descrizione della famiglia: il pater familiare ha indecorosamente abdicato al ruolo di guida e di responsabile del bene comune. L’abdicazione ha determinato la sua trasformazione in soggetto “consumatore” con le caratteristiche di una sorta di “homo bancomat”. Da ciò si evince la sua completa e naturale inutilità quando non riesce ad erogare denaro. Anche la follia è elemento attuale: non è un caso che la stessa sera la trasmissione Report di RAI3 trattasse le conseguenze della legge Basaglia.  
 
 
OMAGGIO AGLI ALPINI da “ IL SERGENTE NELLA NEVE” di MARIO RIGONI STERN
Latina, sabato 9 maggio 2009 
82° ADUNATA NAZIONALE DEGLI ALPINI 
In questi giorni la nostra città è in festa, piena di bandiere sventolanti e di alpini con il cappello con la penna. L’allegria e la spensieratezza, a volte un po’ sopra le righe, si diffondono fra la gente del posto , che ora, dopo la circospezione iniziale, guarda, partecipa , parla, sorride.  
Anch’io lo faccio. Ma , a casa, mi sono ripresa alcuni libri scritti dagli alpini una volta finita la guerra, e sento il bisogno di trascriverne alcune pagine per voi. 
Dall’ultima pagina di “Il cavallo rosso”, I volume , di Eugenio Corti, trascrivo: 
“Innumerevoli sarebbero stati in seguito i riconoscimenti del valore alpino; a noi basterà ricordare quello di un giudice competente come pochi altri, il generale Guderian, capo dello stato maggiore germanico alla fine della guerra: “Le brigate italiane di fanteria alpina sono le sole formazioni di fanteria al mondo che veramente entusiasmino un militare”. 
Ora passo a un altro autore. 
“Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don: Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde.”  
Così comincia “Il sergente nella neve”, pubblicato da Einaudi, collana I gettoni, Torino, nel 1953 per volontà di Elio Vittorini. Il sergente maggiore è lui, Mario Rigoni Stern, nato ad Asiago nelle Prealpi venete nel 1921; dopo la scuola fino alla Terza Avviamento al lavoro, a diciassette anni frequenta come volontario la Scuola militare centrale di alpinismo di Aosta, dove presto diviene caporalmaggiore e istruttore a sua volta. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 viene inviato sul fronte francese e, nel novembre , su quello albanese e greco, ove si guadagna la promozione a sergente. 
Con tale grado, dopo il trasferimento al Battaglione sciatori del Monte Cervino, il 13 gennaio 1942 parte una prima volta per la Russia , da cui rientra in primavera. Nell’estate parte per il fronte sul Don, nel Battaglione Vestone della Tridentina. Dopo l’attacco sovietico al fronte italiano, ha inizio il lungo e drammatico ripiegamento attraverso la steppa, culminato nella battaglia di Nikolajevka ( 26 gennaio 1943 ) : in essa la Tridentina, cui appartiene il Vestone, riesce con tantissime perdite a rompere l’accerchiamento e ad aprirsi un varco per raggiungere l’Ucraina. Il rientro in Italia dell’autore avverrà quando ormai tutti l’avevano dato per morto. 
“Ricordi della ritirata di Russia” è il sottotitolo.  
E’ difficile catalogare quest’opera in un genere preciso, nella straordinaria fioritura che si ebbe negli anni 1943-’50. E’ certo che queste pagine, come quelle di molti altri soldati-scrittori, assumono un andamento epico, di memoria collettiva, sostenuta dal costituirsi di una assai diffusa tradizione orale sulla guerra, la deportazione, il Fascismo, la Resistenza.  
E’ testimonianza di una pagina di storia, che diventa letteratura.