OMAGGIO AGLI ALPINI
da “ IL SERGENTE NELLA NEVE” di MARIO RIGONI STERN
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| Latina, sabato 9 maggio 2009 |
| 82° ADUNATA NAZIONALE DEGLI ALPINI |
In questi giorni la nostra
città è in festa, piena di bandiere sventolanti e di alpini con il
cappello con la penna. L’allegria e la spensieratezza, a volte un
po’ sopra le righe, si diffondono fra la gente del posto , che ora,
dopo la circospezione iniziale, guarda, partecipa , parla, sorride.
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Anch’io lo faccio. Ma , a
casa, mi sono ripresa alcuni libri scritti dagli alpini una volta
finita la guerra, e sento il bisogno di trascriverne alcune pagine
per voi. |
Dall’ultima pagina di “Il
cavallo rosso”, I volume , di Eugenio Corti, trascrivo: |
“Innumerevoli sarebbero stati
in seguito i riconoscimenti del valore alpino; a noi basterà ricordare
quello di un giudice competente come pochi altri, il generale Guderian,
capo dello stato maggiore germanico alla fine della guerra: “Le brigate
italiane di fanteria alpina sono le sole formazioni di fanteria al
mondo che veramente entusiasmino un militare”. |
| Ora passo a un altro autore. |
| “Ho ancora nel naso l’odore
che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora
nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava
sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe,
il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don: Ho
ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la
testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano
sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di
quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta,
ci scaraventò le sue settantadue bombarde.” |
Così comincia “Il sergente
nella neve”, pubblicato da Einaudi, collana I gettoni, Torino, nel
1953 per volontà di Elio Vittorini. Il sergente maggiore è lui, Mario
Rigoni Stern, nato ad Asiago nelle Prealpi venete nel 1921; dopo la
scuola fino alla Terza Avviamento al lavoro, a diciassette anni frequenta
come volontario la Scuola militare centrale di alpinismo di Aosta,
dove presto diviene caporalmaggiore e istruttore a sua volta. Con
l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 viene inviato sul fronte
francese e, nel novembre , su quello albanese e greco, ove si guadagna
la promozione a sergente. |
Con tale grado, dopo il trasferimento
al Battaglione sciatori del Monte Cervino, il 13 gennaio 1942 parte
una prima volta per la Russia , da cui rientra in primavera. Nell’estate
parte per il fronte sul Don, nel Battaglione Vestone della Tridentina.
Dopo l’attacco sovietico al fronte italiano, ha inizio il lungo e
drammatico ripiegamento attraverso la steppa, culminato nella battaglia
di Nikolajevka ( 26 gennaio 1943 ) : in essa la Tridentina, cui appartiene
il Vestone, riesce con tantissime perdite a rompere l’accerchiamento
e ad aprirsi un varco per raggiungere l’Ucraina. Il rientro in Italia
dell’autore avverrà quando ormai tutti l’avevano dato per morto. |
| “Ricordi della ritirata di Russia” è il sottotitolo.
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| E’ difficile catalogare quest’opera in un genere preciso,
nella straordinaria fioritura che si ebbe negli anni 1943-’50. E’ certo
che queste pagine, come quelle di molti altri soldati-scrittori, assumono
un andamento epico, di memoria collettiva, sostenuta dal costituirsi
di una assai diffusa tradizione orale sulla guerra, la deportazione,
il Fascismo, la Resistenza. |
| E’ testimonianza di una pagina di storia, che diventa
letteratura. |
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