| Una
crudele e struggente leggenda amorosa-culinaria - si dice - legata
alla Torre di Mola di Formia. Una costruzione, voluta da Carlo
II d’Angiò, soprannominato lo Zoppo, che fungeva
da porta d’ingresso e ovviamente da difesa della città.
Si tratta di una torre merlata, che oggi raffigura uno degli squarci
panoramici più suggestivi della città del sud pontino,
dove l’influenza dell’antico Regno delle due Sicilie
è ancora presente nei costumi, le tradizioni, la cucina.
Qui, in questa fortezza, intorno al XIII sec., giunse un valoroso
e, (vorrei pure vedere!!!), bellissimo cavaliere-poeta: accolto
dal Signore della rocca, che naturalmente era brutto, vecchio
e crudele, s’innamorò, ricambiato della sua giovanissima
moglie.
Dura e senz’appello la vendetta: il cavaliere fu ucciso
e ne fu arrostito il cuore, che completamente ricoperto da una
salsa, ( la ricetta di oggi), fu servito a pranzo alla giovane
castellana. Quando il crudele marito le rivelò cosa stesse
mangiando, la donna più di tanto non si scompose. Finì
il pranzo e dichiarò che dopo tale sublime mangiare non
avrebbe più toccato cibo, e salita sul punto più
alto della torre si lasciò cadere.
E’ una storia, che sia pure con mille diversi particolari
e protagonisti, fa parte del patrimonio leggendario di quasi tutti
i castelli, fortezze e manieri, non solo italiani ma europei.
In, effetti, è una storia vera: è la storia di Guglielmo
di Cabestaing e di Soremonda di Rossiglione.
E ora eccovi la ricetta della salsa “Peverada” che
servì a coprire il cuore del cavaliere e che nel sud pontino
chiamano “la pepata”.
Ingredienti: crosta di pane fortemente abbrustolita – 4
spicchi di aglio – vino rosso – 4 cucchiai colmi di
pepe nero macinato fresco.
Immergete la crosta di pane nel vino rosso, appena si è
ammorbidita, versatela insieme a tutti gli altri ingredienti nel
frullatore e frullate finché non diventa una soffice e
omogenea salsa. Ha un sapore deciso e può accompagnare
qualunque piatto di lesso sia di carne sia pesce.
Cora Craus
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