Giovanni Cena

“La superstizione è la poesia della vita : entrambe escogitano esseri immaginari, e tra le cose reali, tangibili suppongono i più strani rapporti” sono parole di Goethe, e, sbirciando nelle biografie dei grandi personaggi, quasi nessuno ne sembra esente. Anche dalla biografia di Giovanni Cena emerge un suo lato oscuro e superstizioso; infatti, Cena - si racconta- non si staccava mai da un minuscolo pezzo di metallo, donatogli dalla madre, che chiamava “il ricordo austriaco”, e lo considerava un autentico amuleto. Notizie precise non ve ne sono, in alcuni aneddoti sulle paludi pontine, si fa riferimento a ciò come ad una moneta austriaca che chi sa quali ricordi suscitava nel delicato poeta che aveva dedicato versi squisiti alla madre nell’omonima opera.
La figura di Giovanni Cena è viva e profondamente onorata nella nostra provincia, per tutto quello che realizzò nell’Agro Pontino. La turbolenta storia d’amore con Sibilla Aleramo, definita donna tempestosa, ebbe il suo zenit proprio in terra pontina e aggiunge un alone di tenerezza al profilo etico del personaggio che ha i suoi punti di forza nella tenacia e nel rigore morale.
Di sicuro, Giovanni Cena, fu animato da spirito sociale ed umanitario fuori del comune, non rinnegò mai le sue umili origini, da cui trasse vigore per concretizzare le sue idee. Idee, che realizzò con la massima efficacia dopo la sua nomina, avvenuta a Roma nel 1904, a capo della redazione della "Nuova antologia".
Cena, credeva profondamente nell’opera salvifica della scuola e in tal senso si impegnò insieme a personalità come Angelo Celli, Sibilla Aleramo per la nascita della prima scuola in Agro Pontino, in località Casal delle Palme.
L ‘artefice dell’alfabetizzazione della palude, all’epoca tutt’altro che bonificata,
morì a Roma il 6 dicembre 1917. Il capoluogo pontino gli ha intitolato una scuola e si è fatto promotore di numerose opere divulgative riguardanti le sue opere letterarie la sua figura di pioniere culturale.

Giovanni Cena

Cora Craus

 

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